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Samosata
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mwdwSamosata (mweain greco antico Σαμόσατα?, Samósata) è un'antica città, posta nella parte sudorientale della mweqTurchia, sulle sponde del fiume mwegEufrate.
Per un certo periodo fu chiamata mwfaAntiochia in Commagene (mwfqin greco Ἀντιόχεια ἡ Κομμαγηνήmwfg?). Fu spesso confusa con mwfwArsamosata. Le sue mwgarovine si trovavano in corrispondenza dell'attuale mwgqSamsat (mwggprovincia di Adıyaman), finché nel 1992 il sito archeologico non fu inondato a seguito della costruzione della mwgwdiga Atatürk.
Contents
• Storia
• Medioevo
• Note
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Storia
Antichità classica
Centro di probabile origine mwjgittita, venne incorporata nell'mwjwImpero assiro nel mwka708 a.C.; secoli dopo, fu fondata come "Samosata", secondo la tradizione da Sames, re di mwkgSofene.
mwmqGiuseppe Flavio racconta, infatti, che nel quarto anno di regno di mwmgVespasiano (dal luglio del mwmw72), mwnaAntioco, re della Commagene, fu implicato in vicende tali che lo portarono a dover rinunciare al trono del mwnqregno cliente di Commagene a vantaggio di un'annessione romana. Il mwnggovernatore della mwnwprovincia romana di Siria, mwoaLucio Cesennio Peto, non sappiamo se in buona o cattiva fede nei confronti di Antioco, mandò una lettera a Vespasiano accusando lo stesso regnante, insieme con suo figlio mwoqEpifane, di volersi ribellare ai romani e di aver già preso accordi con l'mwogImpero partico. Bisognava prevenirli per evitare una guerra che coinvolgesse l'mwowImpero romano.cite-ref-gflaviovii-7-1-1-0[1] Giuntagli una simile denuncia, l'imperatore non poté non tenerne conto, tanto più che la città di Samosata, la maggiore della Commagene, si trovava sull'mwqaEufrate, da dove i parti avrebbero potuto guadare il fiume ed entrare facilmente entro i mwqqconfini imperiali. Così Peto venne autorizzato ad agire nel modo più opportuno. Il comandante romano allora, senza che Antioco e i suoi se l'aspettassero, invase la Commagene alla testa della mwqgmwqwlegio VI Ferrata insieme con alcune mwracoorti e mwrqali di cavalleria mwrwausiliaria, oltre a un contingente di alleati del re mwsaAristobulo di Calcide e di mwsqSoemo di mwsgEmesa.cite-ref-gflaviovii-7-1-1-1[1] L'invasione avvenne senza colpo ferire, poiché nessuno si oppose all'avanzata romana o resistette.cite-ref-gflaviovii-7-1-1-2[1] Frattanto Peto inviò un mwuwdistaccamento a occupare Samosata con un presidio, mentre col resto dell'esercito si diresse alla ricerca di Antioco. I figli del re, mwvaEpifane e Callinico, dopo aver combattuto contro i romani, furono costretti ad attraversare l'Eufrate e rifugiarsi presso mwvgVologase I di Partia, lasciando la Commagene in mano romana.cite-ref-gflaviovii-7-2-2-0[2]
Sotto mwxaAdriano divenne base della mwxqlegione mwxgVI Ferrata e successivamente della mwyaXVI Flavia Firma, e terminale di diverse strade militari.
Cristianizzazione
Nel mwawmartirologio cristiano, sette martiri vennero crocifissi nel mwba297 a Samosata per essersi rifiutati di eseguire dei riti pagani in celebrazione della vittoria di mwbqMassimiano sui mwbgPersiani: Abibo, Ipparco, Giacomo, Lolliano, Paragno, Filoteo e Romano.
Era sede vescovile quando il vescovo Peperio partecipò al mwcaprimo Concilio di Nicea (mwcq325)cite-ref-3[3]; mwdgDaniele lo Stilita nacque in un villaggio vicino a Samosata; anche san Rabulas, venerato il 19 febbraio, che visse nel mweaVI secolo a mweqCostantinopoli, era nativo di Samosata. Tuttora Samosata è mwegsede titolare (mwewSamosatensis) della mwfaChiesa cattolica romana; la cattedra è attualmente vacante a seguito della morte dell'ultimo vescovo nel mwfq1967cite-ref-4[4].
Nella mwgwmwhaNotitia Episcopatuum di mwhqAntiochia nel mwhgVI secolo, menziona Samosata come metropoli autocefalacite-ref-5[5], mentre nel mwiwsinodo che reinsediò il mwjapatriarca Fozio I di Costantinopoli (Concilio Foziano, mwjq879), la sede vescovile era già stata unita a quella di mwjgAmida (Diyarbakır)cite-ref-6[6].
Legati alla città furono anche Eusebio di Samosata, grande avversario degli mwlqariani e ucciso da una donna ariana (ca. mwlg380), onorato il 22 giugno e Andrea, vigoroso oppositore di mwlwCirillo di Alessandria e del mwmaConcilio di Efesocite-ref-7[7].
Medioevo
Fu un naturale punto di scontro nella lotta tra mwpaEraclio di Bisanzio e mwpqCosroe II agli inizi del mwpgVII secolo.
Nel 640 fu conquistata dagli arabi nel corso dell'mwqaespansione islamica, e fu detta mwqqin arabo ﺳﻤﻴﺴﻂ?, Sumaysaṭ.
Nell'856 i bizantini assediarono e conquistarono la città. Dopo il disfacimento dell'autorità bizantina nell'area, la città entrò a far parte del dominio del generale armeno mwqwFilareto Bracamio, ma poco dopo fu di nuovo in mano musulmana.
Nel febbraio del mwrq1098 a Samosata l'emiro turco mwrgartuqide Bulduk, governatore della città, riuscì a respingere una spedizione crociata guidata da mwrwBalduino di Antiochia. Nel 1114, però, lo stesso Bulduk fu costretto a cedere la città alla mwsaContea di Edessa, per essere poi riconquistata dai musulmani intorno al 1149.
Note
cite-note-gflaviovii-7-2-22. ↑ Giuseppe Flavio, mwwqLa guerra giudaica, VII, 7.2.
cite-note-44. ↑ mwywDiocesi di Samosata.
cite-note-55. ↑ mwzwmw0aEchos d'Orient, X, 144
cite-note-77. ↑ mw2wMichel Le Quien, mw3aOriens christianus, II, 933-6.
Altri progetti
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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Samosata
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itSamosata, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaGiuseppe Furlani, SAMOSATA, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936.
• citerefsapere-itSamòsata, su sapere.it, De Agostini.
• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1965N. Bonacasa, SAMOSATA, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1965.
• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1997P. A. Pantos, SAMOSATA, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1997.
• citerefbritannica-com(EN) Samsat, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mw4w(EN) informazioni storiche su Samosata, su adiyamanli.org.
• mw5q(EN) Martiri di Samosata, su catholic-forum.com. URL consultato il 5 aprile 2006 (archiviato dall'url originale il 20 giugno 2003).
• mw5w(EN) mw6aVoce mw6qSamosata dell'mw6gEncyclopaedia Britannica 1911